giovedì 28 dicembre 2017

Relazione convegno Università di Foggia 6/7 Dicembre 2017 - STORIE E LEGGENDE DI UN POPOLO - SULLE TRACCE DEI LOTHBROK



BJORN LOTHBROK, DETTO “FIANCO 
DI FERRO”

Scorrerie vichinghe in Italia

Bjorn Lothbrok, soprannominato “Fianco di Ferro” per la sua possanza fisica, nasce nel villaggio di Munso nel 777, nei pressi di Stoccolma. La nota serie televisiva “Vikings”, pur mantenendo alcune verità storiche, ha quasi completamente stravolto la storia di questo famoso personaggio vichingo che ha realmente saccheggiato gran parte dell’Europa tra l’VIII e il IX sec. d.C.
 In realtà, non era il primo figlio di Ragnar, bensì, il suo terzo genito, Lagertha, non era sua madre, figlio di Ragnar e della principessa Auslag.
Guerriero impavido e senza paura, Bjorn era spietato con i nemici e leale con gli amici, come lo era Ragnar. Dopo aver assoggettato con la forza tutte le popolazione vichinghe del Nord, seppe instaurare con i sottomessi un rapporto di grande stima ed ammirazione, a tal punto di essere venerato quasi come una divinità norrena. Costituita la più potente flotta vichinga mai vista prima di allora, Bjorn si lancia al saccheggio di tutta l’Europa del Nord: vennero saccheggiate e date alle fiamme la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Spagna, l’Italia e poi a Sud, le coste dell’Africa e la Sicilia. 
Giunto con la sua flotta in Italia, dopo aver saccheggiato le coste della Francia mediterranea, le popolazione marittime italiane fuggivano in preda al terrore, l’unica grande città che riuscì a fermare l’avanzata vichinga fu la potente municipia romana di Luni, oggi tra i siti archeologici più importanti della Liguria, in provincia di La Spezia. Le sue mura erano impenetrabili a tal punto che Bjorn pensò per un attimo di essere già arrivato a Roma. Particolarmente astuto, trovò il sistema di entrare nella città: si finse morto, dopo essersi convertito al Cristianesimo, una delegazione di guerrieri vichinghi disarmati chiesero di incontrare il vescovo di Luni per adempiere alle ultime volontà del loro re, cioè, ricevere la benedizione ed essere sepolto da cristiano. Il corpo di Bjorn fu portato in città, appena dentro le mura balzò fuori dalla bara, sgozzò il vescovo, aprì le porte della città così che l’esercito vichingo potè entrare. E così, la città romana tra le più potenti del Nord Italia fu saccheggiata e bruciata e non si riprese mai più. Di questa vicenda storica è stata fornita una versione completamente falsa nella celebre serie televisiva: è stata attribuite a Ragnar, suo padre, la città invece sarebbe stata Parigi. Ma la furia di Bjorn si è abbattuta con maggiore violenza in Sicilia e in Calabria. Le coste della Sicilia furono saccheggiate e date alle fiamme, nessuna città fu risparmiata, la popolazione fu sterminata. Un altro episodio ha interessato la città bizantina di Skalia (Scalea, in provincia di Cosenza).
Questa era una città fortezza d’importanza strategica e militare bizantina: era a protezione della più importante via di comunicazione tra il Tirreno e lo Ionio, la famosa via istmica Laos-Sybaris, ancora in uso in età bizantina, che dava l’accesso al Pollino, la più grande riserva boschiva della Calabria dopo la Sila.
Era necessario molto legname per costruire nuove navi e per continuare la spedizione di saccheggio delle coste dell’Africa e il legname occorrente era abbondante sul massiccio della Mula, una delle cime più alte e boscose della Calabria Settentrionale. Bisognava, dunque, prendere Skalia, protetta da una doppia cinta muraria di notevole spessore e posizionata su un’altura, che già costituiva una difesa naturale. Ma ancora una volta, Bjorn usa la sua astuzia: finge di aver avuto una visione di San Nicola il quale gli avrebbe detto di risparmiare la città sotto la sua protezione e così organizzò una processione per portare in dono l’icona del Santo al vescovo, una volta dentro le mura fu un massacro e Skalia venne saccheggiata e data alle fiamme.  
Nella serie televisiva, Bjorn sarebbe stato accompagnato nelle sue imprese nel Mediterraneo da Rollo e da Floki, anche queste notizie sono assolutamente false: Rollo nasce nell’859, anno della morte di Bjorn, mentre Floki nell’830.

Un altro fatto storico errato è il soprannome dato a Bjorn: nelle “Croniche Normannorum” viene soprannominano “Braccio di Ferro”, che come abbiamo visto, non corrisponde a realtà. Per cui, consultando testi di una certa importanza, come “Magna Graecia” di Francesco Lenormant, si legge che Skalia fu assediata da Borin “Braccio di Ferro”, nonno di Roberto il Guiscardo, altro non è che la trascrizione errata e di conseguenza, traduzione altrettanto sbagliata, fatta da Lenormant.  

USANZE GUERRESCHE E RELIGIOSE  PRESSO I VICHINGHI
L’AQUILA DI SANGUE

 La stele di Stora Hammars


Nell'omonimo luogo in Gotland, Svezia. Dipinta con scene mitologiche, religiose e marziali, possiede una scena di sacrificio umano, l’Aquila di Sangue, con un Valknut sull'altare, ed un drakkar guidata da uomini armati. È stata interpretata come un'illustrazione della leggenda di Hildr.
Raffigurazione dell’Aquila di sangue (Particolare) 

Ricostruzione "Aquila di Sangue"

L’aquila di sangue era un rituale norreno riservato ai traditori o a coloro che si macchiavano di crimini legati alla sfera dell’onore. Secondo diverse fonti storiche, la condanna è stata eseguita diverse volte ed ha interessato personaggi storici di una certa importanza: fu eseguita da re Ragnar su Halfdán, re di Danimarca e sull’arcivescovo Ælfheah; fu eseguita da Bjorn Lothbrok, figlio di Ragnar sul re della Northumbria  Ælle II.
Consisteva nel separare le coste della vittima dalla spina dorsale, rompendole in modo tale da farle assomigliare ad un paio di ali insanguinate, ed estrarre i polmoni dalla cassa toracica, per poi adagiarli sulle spalle in modo che ricadessero sul petto a mò di ali di aquila, appunto.

LA SCOPERTA DI DORSET, IN NORVEGIA

Due pile separate di ossa nel villaggio vichingo presso Dorset. Una conteneva solo le ossa dei corpi. In un'altra erano raggruppati i teschi di 54 Vichinghi. L'idea iniziale degli archeologi fu che i Vichinghi fossero stati sconfitti dagli occupanti del villaggio che li assediavano, i loro corpi smembrati e poi seppelliti in una fossa comune. Ma che le  teste fossero tagliate di netto da un colpo di spada frontale lascia qualche dubbio. Da attente analisi di laboratorio si è scoperto, invece che quei Vichinghi furono uccisi e poi sepolti seguendo un complesso rituale di smembramento dei corpi e decapitazione, secondo la migliore sceneggiatura di film horror. Si tratta di un rituale propiziatorio, secondo il quale bisognava placare le divinità e benedire la terra col sangue dei più valorosi guerrieri. Ma non si è trattato di una mattanza verificatasi in una sola volta, come si era pensato al momento della scoperta; si tratta di un luogo di culto frequentato per almeno un secolo. Ma le scoperte che hanno dello straordinario sono due essenzialmente: tre scheletri presentano un particolare rituale chiamato dai Vichinghi "Aquila di sangue". Era la condanna che spettava ai traditori. Consisteva in una cerimonia espiatoria per la vittima designata che si era macchiata del crimine di tradimento: il re-sacerdote faceva inginocchiare la vittima senza che questa fosse legata, gli veniva aperta la cassa toracica dalla zona cervicale alla parte addominale, venivano tagliate delicatamente le costole, venivano estratti i polmoni e disposti a forma di ali di aquila, tutto questo mentre il soggetto era ancora vivo e finalmente il sacerdote infilava la mano nella gabbia toracica e strappava il cuore. gli scheletri e gli oggetti rituali risalgono alla prima metà del II millennio a.C.
Questa scoperta porta a riconsiderare tutto quello che era stato scritto sul popolo vichingo fino a questo momento e che ne collocava le origini al VII-VIII sec. d.C. e sulla stessa provenienza dei Longobardi, le cui origini sono ancora avvolte dal mistero.
Le ultime indagini archeologiche e librarie mirano verso un’unica direzione: i Longobardi, il cui nome antico era Winnili erano, in realtà, un gruppo di Vikinghi che già verso la fine del II secolo d.C. lasciarono la loro terra di origine e migrarono verso Sud, verso il basso corso dell’Elba e verso l’Italia.



Angelo Martucci