lunedì 29 agosto 2016

La Nuova Mostra Archeologica: CIVILTA' ALLO SPECCHIO: ENOTRI E GRECI - LA CERAMICA RITUALE E DA MENSA: I CASI DI FRANCAVILLA MARITTIMA E SAN SOSTI

La Nuova Mostra Archeologica:
CIVILTA' ALLO SPECCHIO: ENOTRI E GRECI - LA CERAMICA RITUALE E DA MENSA: I CASI DI FRANCAVILLA MARITTIMA E SAN SOSTI
è visitabile presso il Museo "Artemis" dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino in San Sosti.
Potrete ammirare un raro esemplare di "Cembalo" risalente a 2800 anni fa... e tanti altri reperti esposti per la prima volta nel "NOSTRO" Museo.

Vi aspettiamo


lunedì 22 agosto 2016

Inizio studio-documentazione fotografica evidenze murarie San Sosti


Primi rilievi nel centro storico di San Sosti
SCOPERTO UN LUNGO TRATTO DI FORTIFICAZIONE RINFORZATO DA ALMENO TRE TORRI DI ETÀ BIZANTINA

Assume sempre più le caratteristiche del castrum bizantino il centro storico di San Sosti (il cui nome greco è Agios Sostis, Agios Sostis) con la sua forma stretta ed allungata, arroccato sulla sommità di una collina, sul punto più alto s'imposta la chiesa, la cui pianta conserva ancora l'orientamento classico delle chiese greche, costruite verso la fine del IX e gli inizi del X sec. d.C. nei kastra d'occidente.
La città-fortezza, occupava una posizione geografica strategica per quel periodo, essendo che ai suoi piedi si snodava la via istmica che metteva in comunicazione i due mari: lo Ionio e il Tirreno, e in funzione di ciò doveva essere protetta da almeno due cortine murarie e da un gran numero di torri.
Gli ultimi rilievi nel centro storico, ancora in corso, condotti in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, stanno restituendo la pianta antica del kastrum e numerose ed inaspettate scoperte. Sul lato N.E. è stato individuato un lungo tratto di cortina difensiva con uno spessore di 85 cm, rinforzato da almeno tre piccole torri di forma quadrangolare che trovano confronto con la torre occidentale di Artemisia (Casalini), databile al X sec. d.C.



mercoledì 17 agosto 2016

Visitabile la nuova mostra archeologica CIVILTÀ ALLO SPECCHIO Enotri e Greci presso il Museo Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino




Visitabile la nuova mostra archeologica
CIVILTÀ ALLO SPECCHIO
Enotri e Greci
presso il Museo Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino

E' visitabile presso il museo Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino, a San Sosti la mostra archeologica dal titolo "CIVILTA' ALLO SPECCHIO - Enotri e Greci - La ceramica rituale e da mensa: i casi di Francavilla Marittima e San Sosti".
Si tratta di una campionatura di reperti provenienti dall'Athenaion di Timpone della Motta, dalla necropoli di Macchiabate, nel territorio di Francavilla Marittima (CS) e dalla località Serra a San Sosti (CS).
Abbiamo esposto il corredo di alcune tombe tra le quali merita particolare attenzione la femminile numero 27, al cui interno è stato rinvenuto un cembalo in bronzo, rarissimo esempio di strumento musicale, tra i più antichi finora rinvenuti in Calabria: l'oggetto risale alla metà dell'VIII sec. a.C..
Dal punto di vista religioso questo strumento era segno propiziatorio di fertilità; riposto nelle sepolture femminili la defunta lo offriva alla divinità.
Come tema della mostra abbiamo scelto Francavilla e San Sosti perchè meglio attestano i rapporti socio-culturali e l'integrazione tra l'elemento indigeno enotrio e quello greco documentato dai materiali archeologici rinvenuti in alcune tombe.
Dall'Athenaion di Timpone della Motta provengono materiali archeologici estremamente importanti che testimoniano l'esistenza di un luogo di culto enotrio risalente alla fine del IX e inizi dell'VIII frequentato ininterrottamente almeno fino alla fine del IV sec. a.C..
Tra i reperti più significativi esposti nella mostra ci sono due Kotylai pixoidi del tipo Aetos 666 a chevrons degli inizi dell'VIII sec. a.C., alcuni aryballoi di tipo proto-corinzio e alcune hydriskai del VII sec. a.C..
L'ultima fase di frequentazione è rappresentata dalla ceramica a vernice nera e figure rosse.
In alcuni corredi funerari, invece, sono stati rinvenuti oggetti ceramici enotri in associazione a oggetti di fabbrica e di provenienza greca. Ciò sta a testimoniare l'influenza greca sul tessuto socio-culturale enotrio.
Dalla Serra di San Sosti provengono le due porzioni di brocchetta di tipo enotrio con decorazione geometriche del tipo a "tenda" e a "frange" 

sabato 6 agosto 2016

Convegno & Mostra Archeologica: Civiltà allo specchio - Enotri e Greci - La ceramica rituale e da mensa: i casi di Francavilla Marittima e San Sosti

Lo Staff del Museo "Artemis", è lieta di invitarVi al Convegno Nuove azioni politiche per la definizione di Beni Culturali come beni comuni” 
Al termine del convegno sarà presentata la nuova MOSTRA ARCHEOLOGICA "Civiltà allo specchio - Enotri e Greci: la ceramica rituale e da mensa - I casi di Francavilla Marittima e San Sosti" organizzata dall'Impresa "Martus" in collaborazione con il Polo Museale della Sibaritide e col patrocinio dall’Amministrazione Comunale  di San Sosti e del Parco Nazionale del Pollino.


domenica 17 luglio 2016

LA TAVOLETTA DI NARMER - Nuove scoperte - "in collaborazione con l'Università di Cagliari" - THE Narmer Palette - New discoveries - "in collaboration with the University of Cagliari"


E’ tra i documenti geroglifici più antichi d’Egitto, databile, presumibilmente al IV millennio a.C.
Simboleggia la sottomissione del Basso Egitto ai sovrani dell’Alto Egitto ad opera di Narmer, sovrano dell’Alto Egitto quando la capitale del Regno si trovava a This. Fu con Narmer che ebbe inizio la storia dell’Egitto, ma non sappiamo di preciso quando ciò avvenne; sulla scorta dei dati raccolti attraverso studi che durano ormai da secoli, possiamo ipotizzare di essere intorno alla fine del V o agli inizi del IV millennio a.C.
Circa 3000 anni dopo, fu lo storico greco Erodoto (V sec. a.C.) che scrisse su Narner grazie ad alcuni antichi papiri che i sacerdoti egizi ancora conservavano gelosamente; da questi si apprende che il faraone fece costruire la prima diga a protezione della città di Menfi dalle inondazioni del Nilo. Da questi papiri, riportati da Erodoto, si apprende che Menfi era la capitale dell’Egitto unificato (Alto e Basso Egitto), ma, nello stesso momento pongono nuovi interrogativi circa la costruzione della grande piramide di Khufu (Cheope), che dovrebbe collocarsi intorno al 2560 a.C. (IV dinastia). Questa datazione (la più attendibile), eliminerebbe ogni dubbio circa la costruzione della grande piramide e soprattutto, andrebbe a “smontare” la letteratura fantascientifica che in alcuni casi ne attribuisce la costruzione a entità extra terrestri o la fa risalire al 10500 a.C.  
A questo punto sorge un altro interrogativo: quale era l’aspetto demo-geografico di quello che noi oggi conosciamo come Egitto? Certamente era diviso in due entità territoriali molto vaste  (Alto Egitto e Basso Egitto) con a capo due re e tanti piccoli regni semi-indipendenti guidati da sovrani locali che, in qualche modo ne riconoscevano la sovranità. Questo è il periodo che gli egittologi chiamano “Predinastico”, ragion per cui, è da escludere, nel modo più assoluto, la retrodatazione della “grande piramide” a questo periodo.
A tale proposito, pochi dubbi lascia la tavoletta di Narmer databile tra il 3100 e il 2850 a.C.
Presenta due facce, su una faccia il re indossa la corona conica, di colore bianco simbolo dell’Alto Egitto, con una mano afferra i capelli di un nemico inginocchiato, con l’altra la clava con cui lo ucciderà. Sulla destra il falco regge una testa umana e sei fusti di papiro, simboleggiando che il dio Horus, nel quale si identifica il faraone, ha sconfitto gli abitanti del Paese dove nasce il papiro (Basso Egitto).
Sull’altra faccia il faraone Narmer indossa la corona a berretto di colore rosso, simbolo del Basso Egitto, avanza accompagnato da uomini che recano insegne, mentre sulla destra giacciono, in doppia fila verticale, dieci nemici decapitati. Sotto due animali fantastici, con teste leonine, intrecciano i lunghi colli di giraffa in segno di unione, conseguita dall’azione vittoriosa di Narmer, mentre nel cartiglio in basso, il toro (il faraone) che atterra un nemico. Da questo momento in poi il copricapo regale sarà la corona conica di colore bianco incastonata nella corona a berretto di colore rosso che simbolicamente significa l’unione dei due regni.
Oltre ai contenuti documentari, questa tavoletta riveste anche una straordinaria importanza perché fissa alcuni canoni tipici di tutta l’arte figurativa egizia: il faraone è rappresentato molto più grande rispetto a tutti gli altri, come segno indiscusso della sua autorità di dio in terra. Gli uomini, gli animali, gli oggetti sono bidimensionali, i primi, anzi, hanno il viso di profilo e il grande occhio di prospetto, il busto frontale e le gambe in visione laterale.

Non è soltanto l’assenza della volumetria e della spazialità secondo l’ottica naturale, non è cioè l’assenza della verosimiglianza, come riproduzione della realtà secondo il modo di vedere prospettico dell’uomo. La realtà, che pure è presente, è smontata e rimondata in un ordine diverso così da darci una visione pressochè completa di tutte le componenti come siamo abituati a conoscerle. È dunque la realtà che fa parte della nostra coscienza, non quella che appare davanti ai nostri occhi. Si ottiene, così, un’alta idealizzazione e perciò l’espressione dei contenuti; non ciò che vedremo su un campo di battaglia dopo una vittoria, ma il significato morale di questa: la divinità del faraone egizio e l’inesorabile sconfitta dei suoi nemici.    

giovedì 12 maggio 2016

Nuova mostra archeologica didattico-scientifica presso il Museo "Artemis" dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino


Tesori del Parco
CIVILTA' ALLO SPECCHIO
La ceramica rituale e da mensa
I casi di Francavilla Marittima e San Sosti
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Francavilla è uno dei siti indigeni più interessante, se non il più interessante, della Sibaritide perché continua ad esistere anche durante e dopo la fondazione della polis achea di Sybaris.
L’archeologia classica, forse con eccessiva semplificazione, è giunta a conclusioni che oggi, alla luce di dati scientifici nuovi, sarebbe opportuno riconsiderare. Non esisteva e se vogliamo non esiste ancora oggi una disciplina che studia le popolazioni indigene “italiche” (Enotri, Ausoni, Sanniti): il tutto viene racchiuso nel corso di “Protostoria”. In campo accademico è purtroppo consolidato il dualismo tra "Protostoria" e colonizzazione greca prima e romana dopo. Questo modello coloniale contrappone due entità, cioè, i Greci e gli Indigeni, o meglio, un'entità "greca", ben definita ed un termine "indigeno", non riferito ad un popolo o ad un'etnia.
Sotto questo aspetto, Francavilla è il caso più significativo di coesistenza tra l'elemento enotrio (indigeno) e quello greco e non di sudditanza del primo nei confronti del secondo. Ciò è attestato soprattutto dai rinvenimenti ceramici nelle sepolture e nell'Athenaion: accanto alla ceramica greca è stata rinvenuta quella enotria relativa allo stesso periodo. Sembra anche il caso di Località Serra, nel comune di San Sosti, dove sono stati recuperati diversi frr. (cat. 145893 - 145895) di ceramica che trovano confronto con quelli di Francavilla. L’Amministrazione Comunale di San Sosti (CS), in previsione dell’apertura dell’Anno Santo, considerato che il Santuario Basilica Madonna del Pettoruto sito nel nostro comune ne è sede giubilare, considerato che l’evento porterà nel nostro territorio un notevole flusso turistico da ogni parte d’Italia, vuole realizzare presso il “Museo Artemis” dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino di San Sosti, una mostra archeologica che ha come tema l’esposizione di ceramiche rituali e da mensa. Tale esposizione ha lo scopo di promuovere la valorizzazione, la tutela e la fruizione del patrimonio artistico-archeologico del territorio.

FINALITÀ

- La mostra avrà come scopo lo sviluppo e la valorizzazione del territorio del Parco; sarà rivolta in particolare alle scuole di ogni ordine e grado e pertanto verrà concepita come realtà museale aperta, non come contenitore esclusivo di reperti archeologici ma come luogo di studio.
- Sensibilizzare all’importanza del ruolo di una mostra archeologica sul nostro territorio per la formazione di una coscienza di tutela e valorizzazione del bene culturale.

FRUIBILITÀ

- L’azione divulgativa prevede l’esposizione museale classica e anche quella multimediale.
- La realizzazione di dépliant a scopo pubblicitario e divulgativo.
- L’aspetto multimediale riveste un ruolo fondamentale poiché rende la mostra fruibile in qualunque   posto e in qualsiasi momento, attraverso filmati esplicativi della mostra stessa.

PROMOZIONE DEL TERRITORIO

       Il centro abitato di San Sosti, immerso in uno scenario naturalistico di impareggiabile bellezza,  costituisce la porta Sud-occidentale del Parco Nazionale del Pollino, già meta di un importante flusso turistico per la presenza del Santuario Basilica Minore Madonna del Pettoruto.

       Con il presente progetto, questa amministrazione intende convogliare i numerosi visitatori nel centro storico dove è sito il Museo “Artemis” dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino, sede dell’esposizione archeologica.

       Di notevole importanza è la presenza, a pochi metri dal Museo, del sito archeologico “Madonna del Carmine”, oggetto nel 2004 di studi archeologici condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria in collaborazione con la Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale; gli scavi hanno riportato alla luce parte di un santuario greco dell’età arcaica dedicato alla Dea Atena (VI a.C.), attualmente visitabile.