sabato 15 settembre 2012
I RIFUGI DELL'ANIMA - Il Santuario del Pettoruto ed i centri di devozione popolare nella valle dell'Esaro
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87010 San Sosti CS, Italia
venerdì 14 settembre 2012
Vestigia della Magna Graecia MITICA SCURE MARTELLO LA SUA STORIA ARRICCHITA DI PARTICOLARI INEDITI
Di Alessandro Amodio - Gazzetta del Sud del 3 settembre 2012
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È ormai noto che la
scure martello fu rinvenuta a San Sosti, in provincia di Cosenza, nel 1846.Tra
il 1857 e il 1860, da Napoli, dove era
stata portata, fu acquistata da Alessandro Castellani, un orafo romano,
collezionista di opere d’arte. Alla sua morte la scure passò con l’intera
collezione a Parigi ed infine, nel 1884 a Londra, presso il British Museum dove
sono conservati altri preziosi reperti provenienti dall’Italia. È tra le opere
più importanti provenienti dalla Magna
Grecia ancora in possesso del Museo Britannico. Oltre al suo pregio artistico,
è il documento più antico, insieme alla tavoletta di Kleombrotos (rinvenuta a
Francavilla Marittima), finora rinvenuto
in questa parte di territorio calabrese. Nel 1996, il sindaco pro-tempore del
Comune di San Sosti, dott/ssa Silvana Perrone, sollecitava un’interrogazione
parlamentare, presentata alla Camera dei Deputati dall’Onorevole Romano
Caratelli, in merito alla controversia tra il Governo Italiano e quello
Britannico circa la legittimità del possesso e la richiesta di restituzione del
reperto più importante della Calabria. IL 20 giugno dello stesso anno il Ministro
ai Beni Culturali Walter Veltroni comunicava al Sindaco di San Sosti di aver
inoltrato la rivendicazione dell’oggetto al Governo inglese, senza tuttavia
nessun esito. La scure martello fu
offerta come decima da Kyniskòs di Mantinea alla dea Era verso la seconda metà
del VI sec. a.C., come afferma l’epigrafe iscritta sulla penna. Intorno alla
metà del VI secolo a.C. il giovane Kyniskòs vinse una edizione dei giochi
Olimpici, offrendo, evidentemente, un grande spettacolo di questa antica
disciplina sportiva. Alcuni decenni dopo il personaggio godeva ancora di grande
fama atletica e Policleto, tra il 445- e il 438 gli dedicò una scultura in
bronzo che lo ritraeva nell’atto di cingersi la testa con una corona di ulivo,
simbolo della vittoria Olimpica. Le ultime scoperte rivelano, appunto, che
l’offerente era un pancraziaste, cioè un atleta che praticava uno sport più e
meno simile al pugilato moderno, ma dalle regole molto diverse. Si combatteva
avvolgendo dei legacci di cuoio alle mani e permetteva anche l’uso dei piedi,
dei gomiti e delle ginocchia. Il termine “ortamos”,
inciso sulla penna, significa vittimario, poiché, gli avversari di questo
campione uscivano dal combattimento sfregiati o morti. Alcuni eruditi locali,
semplicemente appassionati di archeologia, ritengono che la scure sia stata
rinvenuta a Sant’Agata d’Esaro, attribuzione priva di ogni fondamento
scientifico, tratti in inganno dalla legenda la quale afferma che sia stata
rinvenuta presso le rovine della città di Artemisia, che sarebbe l’attuale
Sant’Agata. Bisogna notare che l’individuazione della città greca in questa
parte di territorio dell’alta valle dell’Esaro è dovuta al Barrio, un uomo di
chiesa vissuto nel XVI secolo, appassionato di storia, il quale, leggendo ed
interpretando arbitrariamente alcune fonti antiche la identificò in quest’area.
Gli scavi archeologici condotti nel 2001 e nel 2003 dall’Università della
Calabria ai Casalini non hanno individuato alcuna traccia di frequentazione
dell’area in età greca. Le evidenze monumentali si riferiscono ad un kastron
bizantino del IX-X sec. d.C. edificato su un impianto fortificato risalente al
VI-VII sec. d.C. In conclusione, il luogo del rinvenimento della scure martello
di Kyniskòs, The boy Boxer, come lo
definiscono gli studiosi britannici, va ricercato più a valle, dove
effettivamente sono stati rinvenute tracce veramente consistenti della presenza
greca, come ad esempio, i resti del santuiarietto risalente al VI sec. a.C.
dedicato ad una divinità femminile, venuto alla luce durante gli scavi
archeologici eseguiti all’interno del chiesa del Carmine, in pieno centro
storico a San Sosti nel 2004, condotti dalla Sovrintendenza per i Beni
Archeologici della Calabria.
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giovedì 30 agosto 2012
è UN USCITA IL II VOLUME DELLA CARTA ARCHEOLOGICA DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO EDITO DA MARTUS EDITORE. PRESENTAZIONE A CURA DI THEO THEODORIDIS
È
ormai imminente la pubblicazione del secondo volume di “Tesori del Parco del Pollino”.
Il
primo volume è stato presentato nel convegno dal titolo “Tutela e valorizzazione dei beni Culturali” che si è tenuto il 12 novembre 2011
a Malvito presso la sede della Comunità Montana Unione delle Valli.
L’opera,
finanziata con fondi dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, consiste una carta
archeologica dei siti di interesse culturale presenti sul territorio del Parco,
troppo spesso dimenticati ed abbandonati a se stessi. L’obbiettivo di questa
collana è lo studio, la catalogazione, la valorizzazione e la promozione
dell’immenso patrimonio archeologico e artistico di questa parte della Penisola
italiana (Basilicata e Calabria). Un capitolo è dedicato all’area archeologica
di Pauciuri, nel comune di Malvito, limitrofa al Parco, ma importantissima,
secondo l’On. Pappaterra perché è uno dei siti archeologici più importanti
della valle dell’Esaro. - Con una
adeguata campagna di promozione potrebbe diventare meta di un considerevole
flusso turistico anche perché si trova a breve distanza dal Pettoruto, il più
importante Santuario mariano della Calabria, a pochi metri della strada
provinciale Roggiano Gravina-San Sosti – è quanto ha dichiarato il
Presidente del Parco – per cui ritengo
– ha continuato Pappaterra – che è
opportuno inserire in questo secondo volume anche il sito di Pauciuri - .
Il
tema affrontato è “Archeologia, Uomo e Territorio”, cioè il rapporto tra uomo e
territorio attraverso i secoli. Particolare risalto viene data all’influenza
che i Greci esercitarono sulle popolazioni indigene di quella parte di territorio
italiano che prese il nome di Magna Graecia e che diede inizio alla civiltà
romana e occidentale.
TESORI
DEL PARCO DEL POLLINO – Archeologia Uomo e Territorio è redatto in due versioni linguistiche: italiano e
inglese con titolo e frontespizio in inglese, perché è destinato ad un pubblico
molto vasto.
La
presentazione del volume è stata curata da Theo Theodoridis il modello greco che ha lavorato presso le
maggiori case di moda italiane e che attualmente si trova rinchiuso nel carcere
Dìavata di Thessaloniki (Salonicco) condannato scontare una pena per reati che in
realtà non ha commesso. “Martus Editore” vuole dare voce a chi ha tante cose da
dire ma che situazioni circostanziali, come nel caso specifico, non lo
consentono.
È
stata scelta la testimonianza di Theodoridis per diversi motivi: in primo luogo
per i rapporti di amicizia personale e di fiducia con la Redazione e
soprattutto perchè Theo è uno studioso attento ed appassionato di storia delle
civiltà antiche. Secondo la casa editrice sansostese è interessante leggere la
colonizzazione greca dell’Italia Meridionale in chiave diversa: con gli occhi
di un greco dell’età moderna.
Nella
sua presentazione Theo ha scritto - per
noi Greci la Calabria è come casa nostra perché sono tante le similitudini che
ci legano… - .
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sabato 7 luglio 2012
RIPARTE IL MUSEO DEI 56 COMUNI DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Riparte con successo il Museo dei 56 comuni del Parco
Nazionale del Pollino. Il convegno di apertura dei lavori ha registrato un notevole
ed inaspettato riscontro di presenze. Ma è stata soprattutto la qualità degli
interventi che ha soddisfatto la numerosa platea. Il meeting culturale si è
concluso con la visita alla nuova mostra multimediale-archeologica allestita
con grande professionalità dallo staff composto da: Giovanni Martucci, Antonio
Cozzitorto, Francesco Artuso, Angelo Martucci.
Ho ritenuto opportuno iniziare il mio breve intervento con la
frase pronunciata da un ministro non molto tempo fa – Con la cultura non si
mangia – dichiarò in un’intervista il politico. Eppure l’Italia possiede il
70/% del Patrimonio Culturale mondiale e gran parte delle entrate economiche
proviene proprio dal turismo. Ma, fino a quando nel Parlamento italiano
continueranno a sedere politici di tale levatura intellettuale, cioè prossima
allo zero, la cultura continuerà ad essere vista come qualcosa che non porta da
mangiare e quando ci sarà da fare tagli alla spesa, in momenti di crisi come
quello attuale, queste menti povere e molto semplici che purtroppo ci governano
penseranno come prima cosa a ulteriori tagli dei fondi per la cultura. I
risultati di tale politica, purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: il nostro
Patrimonio artistico cade a pezzi, ricordiamo le tristi vicende che hanno
interessato gli scavi di Pompei; il completo abbandono di importanti siti
archeologici; la chiusura di molti musei; la mancanza di personale qualificato
per la catalogazione dei milioni di reperti stipati nei depositi delle
soprintendenze. La conseguenza è la diminuzione delle presenze turistiche annue
e quindi un grave danno all’economia del paese che è basata quasi
esclusivamente sul turismo, fatta eccezione per le regioni del Nord della
Penisola le quali costituiscono solo il 35% circa del territorio nazionale. In
considerazione di tutto ciò, abbiamo scelto come titolo di questo convegno “Si può fare” Per una nuova politica dei beni culturali.
Siamo convinti che lo sviluppo è legato alla capacità di
sfruttamento delle risorse presenti sul territorio e le nostre risorse sono
costituite unicamente dal Patrimonio Culturale ed Ambientale, par cui la nuova
politica deve andare in due direzioni: la salvaguardia e la valorizzazione.
Questa è la strada imboccata dall’amministrazione comunale di
San Sosti. Il progetto del museo multimediale-archeologico, già ideato nel 2002
si è concretizzato nell’agosto del 2008 con l’allestimento di una mostra didattica
temporanea di una campionatura di reperti provenienti dal territorio di San
Sosti. L’esposizione, allestita grazie alla disponibilità della Soprintendenza
Archeologica della Calabria e particolarmente della Dottoressa Silvana Luppino,
è stata apprezzata da oltre 2000 visitatori in sei mesi e ben otto gite
organizzate provenienti da diverse regioni italiane, anche grazie alla presenza
del Santuario della Madonna del Pettoruto e del sito internet, che nel 2009 ha
contato oltre 20.000 visitatori. Dopo due anni di inattività abbiamo pensato di
far ripartire il museo dei 56 comuni del Parco, in collaborazione con la nuova
Amministrazione Comunale con una nuova mostra didattico-scientifica. Abbiamo
già allestito la mostra virtuale visitabile al piano superiore e speriamo di
poter inaugurare per il mese di agosto la nuova mostra di una campionatura di
reperti archeologici provenienti dagli scavi della vicina chiesa del Carmine e
del Castello della Rocca condotti nel 2004 dalla Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Calabria in collaborazione con la Cattedra di Archeologia
Cristiana e Medievale dell’Università della Calabria. Il laboratorio
scientifico è curato e costantemente aggiornato, oltre dal sottoscritto, da
altri tre giovani studiosi locali: Antonio, Giovanni e Francesco; si avvale,
inoltre della preziosa collaborazione del dott. Stefano Carbone, ricercatore
presso l’Ufficio della Soprintendenza Archeologica di Messina. Già nel 2008
Stefano ha partecipato attivamente ed a titolo gratuito alla catalogazione dei
reperti ed all’allestimento della mostra conclusa nel mese di febbraio del
2009.
Siamo convinti che non mancherà il sostegno da parte delle
istituzioni affinchè il museo “Artemis” dei 56 comuni del Parco ritorni ad
essere il fiore all’occhiello dell’intero territorio e opportunità di
auto-impiego non solo per le quattro unità già operanti al suo interno. Ecco
che il bene culturale si trasforma in un plusvalore economico e occupazionale.
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BENI CULTURALI
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mercoledì 27 giugno 2012
San Sosti: Riapre i battenti il Museo dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino
Riparte il museo dei 56
comuni del Parco Nazionale del Pollino.
La nuova
amministrazione, presieduta dal Sindaco Prof. Vincenzo De Marco, ne ha affidato
la gestione a titolo gratuito ad uno staff di giovani studiosi locali, i quali
si sono assunti il compito di far ripartire la struttura e riportarla ai
livelli qualitativi di tre anni fa.
Il primo appuntamento
culturale è previsto per venerdì 6 luglio alle ore 18:00; sarà la biblioteca
del museo ad ospitare il convegno a tema dal titolo “SI PUO’ FARE – per una nuova politica dei Beni Culturali – Cultura,
Ambiente e Religiosità”. All’evento, che sarà moderato da moderato da
Alessandro Amodio, corrispondente di Gazzetta del Sud, parteciperanno l’Assessore provinciale alla
Cultura, Dott.ssa Maria Francesca Corigliano; il Presidente del Parco Nazionale
del Pollino, On. Domenico Pappaterra; la direttrice dell’Ufficio Territoriale
della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria per la Sibaritide,
Dott.ssa Silvana Luppino; il Parroco di San Sosti, Don Carmelo Perrone; i
sindaci della valle dell’Esaro e del Parco. Il titolo del convegno vuole essere
una provocazione positiva, uno stimolo a tutte le istituzioni affinchè si
incominci seriamente ad investire sui beni culturali e intesi come attrattori
di risorse e di opportunità per il territorio e le popolazioni locali.
Il nuovo museo è
intitolato ad Artemis, nome greco della città dedicata alla divinità dei boschi
e della caccia i cui ruderi si conservano sullo strapiombo all’imbocco della
gola del Pettoruto a quota 896 metri e dove, secondo la tradizione locale
sarebbe stata rinvenuta la celeberrima scure martello in bronzo offerta a metà
del VI sec. a.C. dall’olimpionico Kyniskos alla dea Era, conservata presso il
British Museum di Londra e rivendicata più volte sia dall’amministrazione della
Dott.ssa Silvana Perrone, sia dall’Amministrazione di Vincenzo Bruno.
Curatori:
-
Giovanni Martucci
-
Antonio Cozzitorto
-
Francesco Artuso
- Angelo Martucci
martedì 12 giugno 2012
Una storia che ha dell'incredibile SCOPERTO UN TEMPIO GRECO A TORRE MELISSA preziosi reperti archeologici utilizzati come pezzi di arredo e materiale per la costruzione di un villaggio turistico
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E' un mistero.
Non tanto capire l'esatta portata della scoperta archeologica a Torre Melissa
(Crotone) quanto il perché anche stavolta sono dovuti intervenire i carabinieri
del nucleo di tutela del patrimonio culturale a sventare l'ennesimo scempio.
Come si fa, infatti, a scoprire le tracce di un'antica civiltà e invece di
avvertire il mondo di questa scoperta decidere piuttosto di usare le colonne, i
capitelli, i mosaici, tirati fuori casualmente dalla terra dalle ruspe come
materiale decorativo per un villaggio turistico? Ora il cantiere è sotto
sequestro, i reperti pure e due persone sono state denunciate. Grazie
all'attività di indagine sul territorio le autorità sono venute a conoscenza
del ritrovamento di alcune colonne e altri reperti all'interno di un cantiere
per la costruzione di un complesso residenziale. Come si diceva all’inizio,
infatti, i responsabili della costruzione non avevano avvisato gli enti
competenti, proseguendo i lavori e trasportando oltre 50 reperti di varia
natura (colonne, capitelli, mosaici e frammenti vari) in un villaggio turistico
della zona, dove venivano utilizzati come arredamento. Dai primi rilievi
effettuati in emergenza a cantiere aperto (ai quali ho partecipato), si
tratterebbe di una struttura templare di tipo ionico-dorico risalente al IV-III
secolo a.C. La presenza del tempio fa pensare all'esistenza di un insediamento
più ampio. C'è di più. Il ritrovamento di Torre Melissa attesta, ancora una
volta, la densità di frequentazione antica nel territorio di Crotone, in gran
parte ad oggi inesplorato. Il dato concerne tanto l’area più strettamente
metropolitana quanto la provincia, come indicano le recenti scoperte
archeologiche nella frazione Altilia del comune di Santa Severina. Già da una
prima analisi degli elementi architettonici e decorativi, ulteriormente
danneggiati dalle ruspe, si può tentare la ricostruzione di una sequenza
diacronica dell’area santuariale: il rinvenimento di tre rocchi di colonne
doriche, diversi frammenti di triglifi, metope e porzioni del fregio fanno
pensare ad un primi impianto sacro identificabile con un periptero esastilo
dorico ascrivibile alla seconda metà del VI sec. a.C. Il secondo gruppo di
elementi architettonici identificato: rocchi di colonne ioniche, capitello di
lesena, metope cieche e triglifi, base di colonna ionica con toro e spira,
attestano un secondo impianto templare di età ellenistica databile al IV-III
sec. a.C. Da una prima valutazione del contesto si può tentare una
ricostruzione, sia pure approssimativa, del complesso sacro, il primo impianto
doveva essere un oikos in antis, cioè una piccola cella con due o quattro
colonne in antis. Comunque, solo un’indagine stratigrafica in estensione potrà
stabilire una successione diacronica completa del complesso templare. Si tratta
di una scoperta archeologica straordinaria senza precedenti non solo per
l’importanza dei materiali salvati dalle ruspe e della mentalità criminale del
titolare del fondo. Il santuario è posto a pochi metri dal mare, immediatamente
a ridosso della spiaggia di Torre Melissa, ciò indica che doveva trattarsi di
un importante luogo di culto intitolato molto probabilmente a Era protettrice
della città. Quale città? E dove era situata? È fin troppo chiaro che doveva
trattarsi di una polis greca piuttosto importante, data la consistenza
dell’impianto santuariale, da ricercare nelle immediate vicinanze.
Stefano Carbone
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Area del rinvenimento
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Ubicazione:
Torre Melissa, 88814 Melissa KR, Italia
giovedì 7 giugno 2012
SCOPERTO DA ANGELO E GIOVANNI MARTUCCI E ANTONIO COZZITORTO TRA I BOSCHI DI SAN DONATO DI NINEA I RUDERI DI UNA CHIESA BIZANTINA
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