venerdì 23 giugno 2017

LA CHIESA DI SANTA DOMENICA A POLICASTRELLO (SAN DONATO DI NINEIA, CS). NUOVI STUDI.

Policastrello (San Donato di Ninea, CS), chiesa di Santa Domenica: Affresco raffigurante
la Theotokos Galaktotrophousa

Un monumento particolarmente significativo è la chiesetta di Santa Domenica che sorge appena fuori del borgo medievale di Policastrello, nel comune di San Donato di Ninea.
Policastrello è una cittadina fortificata bizantina, sorge sulla via che un tempo conduceva alle cave di Lungro e proseguiva verso nord-est fino a congiungersi all’antico asse viario rappresentato dalla Annia/Popilia, in direzione di Interamnia.
Doveva avere un importante ruolo di difesa, come suggerisce il nome stesso della cittadina: Policastrello deriva dal greco “Polis Castron” che significa Città-Fortezza. 
E' uno dei centri storici meglio conservati del circondario dove si conservano monumenti pubblici di straordinaria importanza artistica e archeologica, tra questi la chiesetta di Santa Domenica.
L'edificio sorge immediatamente fuori dalle mura di cinta, molto probabilmente nelle vicinanze di una delle porte d’ingresso alla cittadella.
E' molto probabile che originariamente la chiesetta fosse intitolata alla Vergine, infatti, secondo l’usanza bizantina la chiesa intitolata alla Madonna veniva costruita in prossimità delle porte di accesso, poichè doveva benedire e proteggere la città.
 Anche nelle abitazioni era usanza esporre l’Icona della Theotokos sulla porta poiché esercitava il suo influsso benevolo sulla famiglia e sulla casa.     
È una cappella a navata unica che presenta numerosi rifacimenti strutturali. Sulla parete della facciata si conserva una porzione di muro di un edificio più antico; potrebbe trattarsi di una porzione del catino absidale sopravvissuto all'ultimo restauro avvenuto nel XVI secolo.
Da un'attenta analisi del contesto si evince che originariamente la struttura doveva avere una pianta e un orientamento diverso da quelli attuali: doveva trattarsi di un edificio di modeste dimensioni orientato Ovest-Est con abside rivolto ad est, secondo i canoni della liturgia bizantina e ingresso posto sul lato sinistro.
Solo un saggio di verifica potrà confermare o smentire tale ipotesi.

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Al suo interno si conservano sette pitture ad affresco, la prima campita sulla parete sinistra raffigura Antonio Abate che indossa i paramenti dell’ordine domenicano.
Il Santo viene raffigurato con i simboli che lo contraddistinguono: nella mano destra tiene un bastone con campanellino e fiammella ed il maialino in prossimità dei piedi.

 Proseguendo in direzione dell’altare si incontrano due registri rettangolari: la prima figura campita nel primo registro è quella che si distingue dalle altre per la bellezza delle linee del volto, la grazia negli atteggiamenti e l’eleganza nei panneggi. Reca la firma dell’artista, “Michele Cozzitorto, anno 1565” che in base alle caratteristiche stilistiche potrebbe identificarsi con il maestro del ciclo pittorico.
Raffigura la Theotokos Litta, cioè la madre di Dio in Trono con il Bambino, nell’atto benedice la terra ed i fedeli con il latte che sgorga dal suo seno.

Il secondo affresco raffigura La Theotokos Eleusa: tiene nella mano destra un ramoscello di melograno, con la sinistra regge il Bambino il quale compie il gesto benedicente nel segno della doppia Natura del Cristo, mentre con la mano destra regge il Globo terrestre sormontato dalla Croce. L’affresco presenta particolarità stilistiche proprie dell’oriente bizantino.

Sulla parete occidentale dell’edificio, dove è appoggiato l’altare, si conservano tre affreschi, il primo raffigura Santa Domenica, cui è intitolata la chiesetta.
Nacque a Tropea nel 287 e fu martirizzata sotto l’impero di Diocleziano nel 303.    Regge nella mano destra la palma, simbolo del martirio e nella mano sinistra il Vangelo.  

Il centro della composizione pittorica è dominato dalla Theotokos Galaktrofousa, cioè, Maria in trono che allatta il Bambino.
Questa è la pittura più interessante del ciclo: la Madonna è raffigurata in posizione frontale, con un leggero avvitamento della testa verso destra; la ieraticità espressiva conferisce alla figura una sovrumana maestà. Questo tipo di raffigurazione richiama il tema della Maestà di Maria diffuso nell’Italia meridionale tra il XIV ed il XV secolo.

Sul lato destro è raffigurata la Trinità, il Cristo Crocifisso Sorretto da Dio Padre che mostra al mondo i patimenti del Figlio in remissione dei peccati dell’uomo.
Questa tipologia iconografica si diffonde in Toscana nella seconda metà del XV secolo.

L’ultimo affresco sulla parete destra raffigura San Leonardo, che regge nella mano destra la catena e nella sinistra il Vangelo.

Sei degli affreschi conservati all’interno della chiesetta di Santa Domenica risalgono al 1565, cioè alla fase matura del Rinascimento, tuttavia presentano marcati tratti stilistici bizantini, tipici delle raffigurazioni calabresi dei secoli precedenti.
                             

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