venerdì 9 settembre 2016
"Tesori del Parco Vol. V° - Kyniskos: il Campione della Dea Era"
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lunedì 29 agosto 2016
La Nuova Mostra Archeologica: CIVILTA' ALLO SPECCHIO: ENOTRI E GRECI - LA CERAMICA RITUALE E DA MENSA: I CASI DI FRANCAVILLA MARITTIMA E SAN SOSTI
La Nuova Mostra Archeologica:
CIVILTA' ALLO SPECCHIO: ENOTRI E GRECI - LA CERAMICA RITUALE E DA MENSA: I CASI DI FRANCAVILLA MARITTIMA E SAN SOSTI
è visitabile presso il Museo "Artemis" dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino in San Sosti.
Potrete ammirare un raro esemplare di "Cembalo" risalente a 2800 anni fa... e tanti altri reperti esposti per la prima volta nel "NOSTRO" Museo.
Vi aspettiamo
CIVILTA' ALLO SPECCHIO: ENOTRI E GRECI - LA CERAMICA RITUALE E DA MENSA: I CASI DI FRANCAVILLA MARITTIMA E SAN SOSTI
è visitabile presso il Museo "Artemis" dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino in San Sosti.
Potrete ammirare un raro esemplare di "Cembalo" risalente a 2800 anni fa... e tanti altri reperti esposti per la prima volta nel "NOSTRO" Museo.
Vi aspettiamo
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lunedì 22 agosto 2016
Inizio studio-documentazione fotografica evidenze murarie San Sosti
Primi rilievi nel centro storico di San Sosti
SCOPERTO UN LUNGO TRATTO DI FORTIFICAZIONE RINFORZATO
DA ALMENO TRE TORRI DI ETÀ BIZANTINA
Assume
sempre più le caratteristiche del castrum bizantino il centro storico di San
Sosti (il cui nome greco è Agios Sostis, Agios
Sostis)
con la sua forma stretta ed allungata, arroccato sulla sommità di una collina,
sul punto più alto s'imposta la chiesa, la cui pianta conserva ancora
l'orientamento classico delle chiese greche, costruite verso la fine del IX e gli
inizi del X sec. d.C. nei kastra d'occidente.
La
città-fortezza, occupava una posizione geografica strategica per quel periodo,
essendo che ai suoi piedi si snodava la via istmica che metteva in
comunicazione i due mari: lo Ionio e il Tirreno, e in funzione di ciò doveva
essere protetta da almeno due cortine murarie e da un gran numero di torri.
Gli
ultimi rilievi nel centro storico, ancora in corso, condotti in collaborazione
con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, stanno
restituendo la pianta antica del kastrum e numerose ed inaspettate scoperte.
Sul lato N.E. è stato individuato un lungo tratto di cortina difensiva con uno
spessore di 85 cm, rinforzato da almeno tre piccole torri di forma
quadrangolare che trovano confronto con la torre occidentale di Artemisia
(Casalini), databile al X sec. d.C.
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mercoledì 17 agosto 2016
Visitabile la nuova mostra archeologica CIVILTÀ ALLO SPECCHIO Enotri e Greci presso il Museo Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino
Visitabile la
nuova mostra archeologica
CIVILTÀ ALLO
SPECCHIO
Enotri e Greci
presso il Museo
Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino
E'
visitabile presso il museo Artemis dei 56 Comuni del Parco Nazionale del
Pollino, a San Sosti la mostra archeologica dal titolo "CIVILTA' ALLO SPECCHIO - Enotri e Greci - La ceramica rituale e da mensa: i casi di Francavilla Marittima e San Sosti".
Si
tratta di una campionatura di reperti provenienti dall'Athenaion di Timpone
della Motta, dalla necropoli di Macchiabate, nel territorio di Francavilla
Marittima (CS) e dalla località Serra a San Sosti (CS).
Abbiamo
esposto il corredo di alcune tombe tra le quali merita particolare attenzione
la femminile numero 27, al cui interno è stato rinvenuto un cembalo in bronzo, rarissimo esempio di strumento musicale, tra i più antichi finora
rinvenuti in Calabria: l'oggetto risale alla metà dell'VIII sec. a.C..
Dal
punto di vista religioso questo strumento era segno propiziatorio di fertilità; riposto nelle sepolture femminili la defunta lo offriva alla divinità.
Come
tema della mostra abbiamo scelto Francavilla e San Sosti perchè meglio
attestano i rapporti socio-culturali e l'integrazione tra l'elemento indigeno
enotrio e quello greco documentato dai materiali archeologici rinvenuti in
alcune tombe.
Dall'Athenaion
di Timpone della Motta provengono materiali archeologici estremamente
importanti che testimoniano l'esistenza di un luogo di culto enotrio risalente
alla fine del IX e inizi dell'VIII frequentato ininterrottamente almeno fino
alla fine del IV sec. a.C..
Tra
i reperti più significativi esposti nella mostra ci sono due Kotylai pixoidi del
tipo Aetos 666 a chevrons degli inizi dell'VIII sec. a.C., alcuni aryballoi di
tipo proto-corinzio e alcune hydriskai del VII sec. a.C..
L'ultima
fase di frequentazione è rappresentata dalla ceramica a vernice nera e figure
rosse.
In
alcuni corredi funerari, invece, sono stati rinvenuti oggetti ceramici enotri
in associazione a oggetti di fabbrica e di provenienza greca. Ciò sta a
testimoniare l'influenza greca sul tessuto socio-culturale enotrio.
Dalla
Serra di San Sosti provengono le due porzioni di brocchetta di tipo enotrio con
decorazione geometriche del tipo a "tenda" e a "frange"
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sabato 6 agosto 2016
Convegno & Mostra Archeologica: Civiltà allo specchio - Enotri e Greci - La ceramica rituale e da mensa: i casi di Francavilla Marittima e San Sosti
Lo Staff del
Museo "Artemis", è lieta di invitarVi al Convegno “Nuove azioni politiche per la definizione di
Beni Culturali come beni comuni”
Al termine del convegno sarà presentata la nuova MOSTRA ARCHEOLOGICA "Civiltà allo specchio - Enotri e Greci: la ceramica rituale e da mensa - I casi di Francavilla Marittima e San Sosti" organizzata dall'Impresa "Martus" in collaborazione con il Polo Museale della Sibaritide e col patrocinio dall’Amministrazione Comunale di San Sosti e del Parco Nazionale del Pollino.
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domenica 17 luglio 2016
LA TAVOLETTA DI NARMER - Nuove scoperte - "in collaborazione con l'Università di Cagliari" - THE Narmer Palette - New discoveries - "in collaboration with the University of Cagliari"
E’
tra i documenti geroglifici più antichi d’Egitto, databile, presumibilmente al
IV millennio a.C.
Simboleggia
la sottomissione del Basso Egitto ai sovrani dell’Alto Egitto ad opera di
Narmer, sovrano dell’Alto Egitto quando la capitale del Regno si trovava a
This. Fu con Narmer che ebbe inizio la storia dell’Egitto, ma non sappiamo di
preciso quando ciò avvenne; sulla scorta dei dati raccolti attraverso studi che
durano ormai da secoli, possiamo ipotizzare di essere intorno alla fine del V o
agli inizi del IV millennio a.C.
Circa
3000 anni dopo, fu lo storico greco Erodoto (V sec. a.C.) che scrisse su Narner
grazie ad alcuni antichi papiri che i sacerdoti egizi ancora conservavano
gelosamente; da questi si apprende che il faraone fece costruire la prima diga
a protezione della città di Menfi dalle inondazioni del Nilo. Da questi papiri,
riportati da Erodoto, si apprende che Menfi era la capitale dell’Egitto
unificato (Alto e Basso Egitto), ma, nello stesso momento pongono nuovi
interrogativi circa la costruzione della grande piramide di Khufu (Cheope), che
dovrebbe collocarsi intorno al 2560 a.C. (IV dinastia). Questa datazione (la
più attendibile), eliminerebbe ogni dubbio circa la costruzione della grande piramide
e soprattutto, andrebbe a “smontare” la letteratura fantascientifica che in
alcuni casi ne attribuisce la costruzione a entità extra terrestri o la fa
risalire al 10500 a.C.
A
questo punto sorge un altro interrogativo: quale era l’aspetto demo-geografico
di quello che noi oggi conosciamo come Egitto? Certamente era diviso in due
entità territoriali molto vaste (Alto
Egitto e Basso Egitto) con a capo due re e tanti piccoli regni
semi-indipendenti guidati da sovrani locali che, in qualche modo ne riconoscevano
la sovranità. Questo è il periodo che gli egittologi chiamano “Predinastico”,
ragion per cui, è da escludere, nel modo più assoluto, la retrodatazione della
“grande piramide” a questo periodo.
A
tale proposito, pochi dubbi lascia la tavoletta di Narmer databile tra il 3100
e il 2850 a.C.
Presenta
due facce, su una faccia il re indossa la corona conica, di colore bianco
simbolo dell’Alto Egitto, con una mano afferra i capelli di un nemico
inginocchiato, con l’altra la clava con cui lo ucciderà. Sulla destra il falco
regge una testa umana e sei fusti di papiro, simboleggiando che il dio Horus,
nel quale si identifica il faraone, ha sconfitto gli abitanti del Paese dove
nasce il papiro (Basso Egitto).
Sull’altra
faccia il faraone Narmer indossa la corona a berretto di colore rosso, simbolo
del Basso Egitto, avanza accompagnato da uomini che recano insegne, mentre
sulla destra giacciono, in doppia fila verticale, dieci nemici decapitati.
Sotto due animali fantastici, con teste leonine, intrecciano i lunghi colli di
giraffa in segno di unione, conseguita dall’azione vittoriosa di Narmer, mentre
nel cartiglio in basso, il toro (il faraone) che atterra un nemico. Da questo
momento in poi il copricapo regale sarà la corona conica di colore bianco
incastonata nella corona a berretto di colore rosso che simbolicamente
significa l’unione dei due regni.
Oltre
ai contenuti documentari, questa tavoletta riveste anche una straordinaria
importanza perché fissa alcuni canoni tipici di tutta l’arte figurativa egizia:
il faraone è rappresentato molto più grande rispetto a tutti gli altri, come
segno indiscusso della sua autorità di dio in terra. Gli uomini, gli animali,
gli oggetti sono bidimensionali, i primi, anzi, hanno il viso di profilo e il
grande occhio di prospetto, il busto frontale e le gambe in visione laterale.
Non
è soltanto l’assenza della volumetria e della spazialità secondo l’ottica
naturale, non è cioè l’assenza della verosimiglianza, come riproduzione della
realtà secondo il modo di vedere prospettico dell’uomo. La realtà, che pure è
presente, è smontata e rimondata in un ordine diverso così da darci una visione
pressochè completa di tutte le componenti come siamo abituati a conoscerle. È
dunque la realtà che fa parte della nostra coscienza, non quella che appare
davanti ai nostri occhi. Si ottiene, così, un’alta idealizzazione e perciò
l’espressione dei contenuti; non ciò che vedremo su un campo di battaglia dopo
una vittoria, ma il significato morale di questa: la divinità del faraone
egizio e l’inesorabile sconfitta dei suoi nemici.
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giovedì 14 luglio 2016
SAN SOSTI - Museo Artemis: Strumento musicale risalente all'Età del Ferro
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